La cerimonia di apertura è fissata per sabato 17 dicembre 2011 alle ore 16.30, resterà esposto fino all’8 gennaio 2012 con ingresso libero e con il seguente orario: dal martedì alla domenica e festivi 10.00 – 12.00 / 15.00 – 19.00. Il Presepe Fiore è inserito all’interno dell’iniziativa “Longiano dei presepi”, promossa dall’Amministrazione Comunale.
Con il Presepe Fiore prosegue quella che è ormai diventata una apprezzata tradizione: uno scultore interpreta il presepe realizzandolo espressamente per la città, libero nei materiali e nel linguaggio, nella scelta dei personaggi che andranno ad occupare uno spazio predefinito: un grande cerchio di tre metri di diametro.
Nell’arte, i fiori sono tradizionalmente attributo iconografico della Speranza e della Logica, di una delle sette Arti Liberali e della figura della Primavera; contraddistinguono poi la dea Flora e la dea Aurora, come pure uno dei cinque sensi; e sono il simbolo della caducità della vita umana rappresentata nelle nature morte allegoriche. In questo caso, invece, vi è una ricerca nuova di immagine e di significato: rose di Natale che si aprono con il loro largo biancore, di driadi luminose, di stelle alpine che suggerendo sommovimenti di terre e spessi anfratti allarghino la loro corolla e stendano i propri petali per accogliere il germoglio di una nuova vita.
L’apparizione, improvvisa, è bastata perché tutto riprendesse vigore: un altro fiore ha perforato con il suo segno la terra, una foglia ha fissato la sua impronta sulla roccia, la rossa cornucopia si è dischiusa sugli uomini di buona volontà, una porta finestra si è spalancata, una treccia-catena si è spezzata, il pastore ha ripreso a sospingere la pecora, il cavallo, pronto al nitrito, ha teso la testa, l’albero della vita ha iniziato a maturare i suoi frutti, il re Mago si prepara a offrire il suo oro e l’eremita non teme il drago nella solitudine di un deserto ondulato, tutto linee verticali e orizzontali che convergono, a raggiera, in un centro ideale.Una così vasta e fitta serie di personaggi e di simboli, sorti spontaneamente dalle mani di Enrico Pulsoni, poteva facilmentescivolare nel frammentario o nell’agiografico. Al contrario, con la grazia di chi lavora credendo in ciò che fa, Pulsoni risolve tutto nell’ambito della scultura, mettendo in campo quanto ha appreso in questi anni di paziente ricerca e quanto ha maturatoposando gli occhi sul fregio di un tempio cretese e sulle metope di un tempio di Delfi o di Selinunte, su su fino alle suggestioni del Barocco e, ancora avanti, delle opere più vicine di Duilio Cambellotti e Carlo Fontana.Plastiche e rudi, mosse e tormentate, intuitive e sensuali, le figure che, con un’indicazione appena affiorante del motivo cui la materia doveva riferirsi, emergono lungo i bordi dei grandi petali quasi dovessero formare l’ossatura di un cornicione, hannoatteggiamenti che colgono, con l’austera intensità di un canto segreto, il senso nuovo e la rigogliosa avvincente freschezza della Natività.
Enrico Pulsoni è nato ad Avezzano nel 1956, ma vive e lavora a Roma. Ha collaborato, fin dai primi anni ’70, con il Gruppo Teatrale Altro, realizzando spettacoli e ambientazioni spaziali. Ha tenuto fin dal 1977 mostre personali a Roma, Milano, Livorno, Trieste, Bari, Francoforte, Dresda, Pescara, Bologna, Firenze, Venezia, e ha partecipato a numerose mostre internazionali. Hanno scritto del suo lavoro, tra gli altri, Maurizio Fagiolo, Achille Perilli, Filiberto Menna, Valerio Magrelli, Gianfranco Palmery, Jolanda Nigro Covre, Fabrizio D’Amico, Mario De Candia e Paolo Balmas.